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Rosato: “Legge elettorale a settembre ma dialogo in Parlamento”

By on agosto 1st, 2017

Rimandata a settembre. «Non voglio ammazzare la legge elettorale, affogandola in un dibattito agostano», dice Ettore Rosato, capogruppo del Partito democratico alla Camera. Trenta giorni di silenzio, poi se ne riparlerà.

In che forme?

«Non potrà che essere all’interno di un dialogo parlamentare».

La mossa la farà il Pd?

«Noi siamo quelli che abbiamo dimostrato più disponibilità di chiunque altro, rinunciando, in vista di un accordo largo, anche alla nostra richiesta iniziale di un sistema maggioritario».

Chi saranno i vostri interlocutori?

«Da parte nostra siamo disponibili a fare un accordo con tutti».

Silvio Berlusconi, su Repubblica, ha rilanciato il sistema tedesco. Si riparte da lì?

«Ne parleremo a settembre. Non sono ostile ad affrontare la questione ma per tutelare il merito della vicenda, preferisco evitare di avanzare proposte in un inutile dibattito estivo».

L’apertura di Berlusconi, però, è politica. O anche lui si esercita in una discussione “da ombrellone”?

«Berlusconi conferma cose che ha già detto in tante occasioni».

Possibili aperture su un premio di coalizione? Anche nel Pd la minoranza sembra spingere per questa ipotesi.

«Anche qui, come sopra: ne parleremo a settembre, ragionando al nostro interno, come sappiamo fare, con discussioni aperte che coinvolgano tutti».

Il punto è decisivo per eventuali allargamenti a sinistra, al movimento di Giuliano Pisapia, ad esempio. Per voi l’ex sindaco di Milano cos’è? Un interlocutore o un avversario?

«Gli avversari stanno a destra. Noi consideriamo Pisapia un alleato naturale di qualsiasi scelta faremo. Per rispondere alla domanda: è un interlocutore qualificato, mai un avversario».

Mdp, invece?

«Nella sua prima intervista, dopo la nascita del gruppo, Massimo D’Alema ha chiarito che non bisogna parlare di coalizione ma di percorsi autonomi dei diversi partiti. Mi sembra che siano stati sempre coerenti con queste parole».

Pensa, come sostiene qualcuno, che sia tramontata la possibilità di una formazione alla vostra sinistra composta da Pisapia e Mdp?

«Ognuno definisce la sua strategia. Quello a cui guardo con preoccupazione sono le tante contraddizioni su questioni’ di visione del Paese che vedo lì dentro. Quando ci si presenta agli elettori bisogna dare un messaggio chiaro. Rilevo invece il gruppo di Mdp era nato per sostenere il governo Gentiloni e regolarmente non lo fa».

Quel gruppo continua ad attrarre: è di ieri l’addio al Pd di Piero Martino, storico portavoce di Dario Franceschini.

«Mi dispiace per Piero ma non capisco cosa possa trovare in quel arcipelago a sinistra che possa costituire una forza di governo per il futuro del Paese».

E con Alfano? Lo considerate un alleato affidabile, con cui potervi ritrovare Al governo anche in futuro?

«Alfano oggi è un partner di governo. Certo, se in Sicilia sceglie di stare con la destra a prescindere da candidato e programma non è un fatto indifferente».

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